Monday, 11 July 2016

il passo più lungo della gamba?

Ieri sono andata al mare e non mi sono allenata. 
Ho avuto però modo di pensare, distesa sotto l'ombrellone e al fresco della brezza marina. 

Ho capito di aver fatto il passo più lungo della gamba.

Quest'anno voglio fare troppe cose.
Andiamo A New York a trovare Chiara, voglio fare la Francigena e dal 23 al 27 agosto porto un gruppo di 34 adolescenti della scuola in gita a Londra.

New York e Roma erano tappe quasi fisse, le cui date non potevo cambiare. 
Certo avremmo potuto prenotare il volo per la Grande Mela qualche giorno prima ma non sapevo quando avrei finito gli esami di maturità e non ho voluto rischiare. Il viaggio a Londra è stato fissato a Marzo, così la Via Francigena si è dovuta incastrare tra questi altri due impegni. 

Forse, avrei potuto rimandare il cammino  all'anno prossimo, ma l'idea l'ho scartata quasi subito. Quando mi metto in testa di fare una cosa, non mi piace tergiversare e rimandare. Poi da un anno all'altro le cose possono cambiare e avevo paura che per qualsiasi motivo non ci sarei potuta andare. Non è la prima volta che saltano fuori migliaia di imprevisti che mi costringono a cambiare idea.

Dopo aver viaggiato per anni solo con la fantasia, quest'estate sono sempre in movimento.

Inoltre, voglio tornare entro il 15 agosto perchè so quanto mio marito Lucio ci tenga a celebrare Ferragosto assieme, e non me la sentivo proprio di lasciarlo solo in questa festività. 

Ho cosi capito di dover compattare 24 tappe in 19 giorni. 
Impossibile. A meno ché di andare in macchina. O di essere super allenato e riuscire a fare ben più di 30 km al giorno, addirittura 35, ma io non sono certo quella persona.

Noi atterriamo a Malpensa alle 12.15 del 26 luglio e io potrei partire il 28. Mi concedo un giorno per disfare le valige, lavare e stirare 10 giorni di vacanza, adattarmi di nuovo al fuso orario e smaltire il jet-lag, devo aver già preparato la valigia e mi posso mettere in cammino. 

Mio fratello mi ha detto che un suo amico l'ha fatta in 17 giorni. Forse in motorino, ma in ogni caso l'ho contattato per sapere se è fattibile. Un altro mi ha detto che è partito da Sassuolo e ha raggiunto Roma in 24 giorni, "prendendosela comoda". 
Forse sono tutti supereroi o superdotati fisicamente, impermeabili alla fatica e maratoneti di professione. Di certo non come me.
Comunque li contatto per farmi dare chiarimenti. Forse la mia è solo prudenza eccessiva o panico davanti alla realtà dei fatti celato dietro a scarse abilità di pianificazione. Non so...

Nel caso scopra che sia un'impresa impossibile, ho pronto il piano B.
Parto non dal Passo della Cisa come mi ero prefissata, ma da un numero di tappe successive che mi permettono di arrivare a Roma. Quelle che mi mancano le faccio l'anno prossimo.

Ieri, mentre cercavo di prendere il sole, con il rumore delle onde del mare che mi cullavano, mi era venuto un groppo alla gola pensando al desiderio infranto. Quando sono tornata a casa non ho voluto scrivere nulla. Mi sembrava di aver mandato tutto all'aria...
Anche stamattina ho fatto tante cose insignificanti per evitare di accendere il computer e di dover affrontare questa verità nel blog. 

Poi ho capito che se ho aspettato più di 30 anni per andare a Roma, e avevo dei motivi validi per farlo, anche adesso ho degli impedimenti che non me lo permettono. Ma non per questo devo buttare la spugna e darmi per vinta. 

Come allora davanti alle Due Torri ho preso questo impegno, adesso, davanti al pc prendo questo. Piuttosto che non andare, faccio quest'anno quella parte di percorso che posso gestire e il resto lo completo l'anno prossimo.

Adesso che l'ho capito sono di nuovo serena. 







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